Infrasottile
L'arte contemporanea ai limiti

di Elio Grazioli



postmedia books 2018
198 pp. 79 ill. bn
isbn 9788874901999

 

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Oggi prendiamo immagini da qualsiasi parte, le copiamo, le ritagliamo, le montiamo con pezzi di altre, o le lasciamo tali e quali e le facciamo circolare perché ci piacciono, vi abbiamo visto qualcosa che vogliamo condividere. D'altro canto la società dello spettacolo è diventata così pervasiva che tutto si fa per immagine, alla televisione o sulla Rete, e distinguere il senso dal vacuo o la sincerità dalla finta o dalla falsità è diventata questione più che sottile. E ancora: droni e cloni, robot e avatar stanno diventando realtà diffusa. In arte: morte dell'autore, morte dell'arte, di una determinata concezione dell'arte, fine delle avanguardie, creatività diffusa, contraffazione, dispersione, formattazione... Ciò di cui si tratta in questo libro è dell'arte come capacità dell'artista di vedere e di mostrare diversamente la realtà. Al centro sta la nozione duchampiana di inframince, infrasottile. Essa indica innanzitutto ciò è all'estremo della percezione, del discernibile, della differenza, ma senza essere né l'invisibile, né l'indiscernibile, né il trascendente, ma invece una presenza al limite, un possibile ma reale, o una compresenza di due stati che «si sposano», dice Duchamp, dando vita a un terzo tutto da cogliere. Attraverso i suoi diversi caratteri si disegna un percorso particolare dell'arte degli ultimi decenni, trasversale, non rispondente a movimenti e tendenze, fatto invece di affinità, di atteggiamento, di sensibilità e di pensiero. Da Rauschenberg, Johns, Warhol, a Nauman, Asher, Barry, Huebler, agli artisti più recenti, Gonzalez-Torres, Dean, Huyghe, Jan Ader, Vitone, Martegani, Marisaldi; dalla ripetizione alla tautologia, dalla copia al re-enactment, dal concetto alla performance, alla fotografia, l'arte ai limiti di ogni aspetto dell'arte.

L'arte sta cambiando, cambia sempre, ma ciò che non perde mai e che anzi, mentre si rinnova, rivendica con più forza è la propria capacità di «mostrare diversamente la realtà». L'artista coglie ciò che è all'estremo della percezione, una presenza al limite, che c'è, ma sfugge. A questa dimensione Duchamp dava il nome di inframince.
[ Cara Ronza, Arte, giugno 2018 ]


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Elio Grazioli è critico d'arte contemporanea e di fotografia. Insegna Storia dell'arte contemporanea all'Università degli Studi e all'Accadenmia di Belle Arti di Bergamo. Dal 2007 al 2017 è stato direttore artistico della manifestazione "Fotografia Europea" di Reggio Emilia. Dopo essere stato negli anni '80 redattore della rivista Flash Art e aver nei '90 fondato la rivista Ipso Facto, dirige ora con Marco Belpoliti il semestrale monografico Riga (Marcos y Marcos editore), di cui ha curato in particolare i volumi dedicati a Marcel Duchamp (1993), Francis Picabia (2003), Kurt Schwitters (2009), Andy Warhol (2012), Le scarpe di Van Gogh (2013). Ha infine pubblicato diversi libri, alcuni tematici, come Arte e pubblicità (B. Mondadori, 2001), La polvere nell'arte (B. Mondadori, 2004), La collezione come forma d'arte (Johan & Levi, 2012), altri monografici su singoli autori, come Piero Manzoni (B. Mondadori, 2007), Ugo Mulas (Bollati-Boringhieri, 2010), Davide Mosconi (Tri.pli.co., 2015), Duchamp oltre la fotografia (Johan & Levi, 2017).

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