Breve storia della curatela

Dopo l'arte

A cielo aperto

Let Us Say This Again...

Become a Curator

a cura di Gianni Romano



postmedia books 2019
262 pp. 87 ill.
isbn 9788874902071

s 21,00

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Questo libro raccoglie vari interventi sull'arte della curatela. Alcuni testi sono stati scritti per l'occasione, altri sono tratti dalle lezioni del corso "Become a Curator" e altri ancora provengono da pubblicazioni non facilmente reperibili. "Become a Curator" è un breve corso d'introduzione ai numerosi cambiamenti che la figura del curatore ha subito negli ultimi trent'anni. Si tratta di un corso propedeutico alla pratica curatoriale, essendo ormai la curatela un lavoro dalle numerose sfaccettature e specializzazioni, che travalicano lo stesso mondo dell'arte, andando ad allargare l'offerta di nuove tipologie professionali in un momento di profonda trasformazione del mondo del lavoro. La figura del curatore Ausstellungsmacher alla quale ancora oggi guardano tanti epigoni di Harald Szeemann e Hans Ulrich Obrist diventa un personaggio desueto. I saggi di Boris Groys, la sua analisi continua su arte e sistema dell'arte, ci fanno capire quanto sia cambiato il mondo e quanto un curatore alchimista e free-lance, battitore libero rispetto alle politiche di collezioni e programmazioni, va a scontrarsi con un mondo che segue politiche diverse grazie alle quali anche le istituzioni – non solo le aziende – impostano qualunque iniziativa perseguendo intrattenimento e consumo. Tutta l'arte contemporanea può essere considerata essenzialmente come una pratica espositiva all'interno della quale è molto difficile distinguere i compiti dei tradizionali personaggi del vecchio sistema dell'arte, ma il curatore incarna una nuova figura di lavoro intellettuale/immateriale che non è più marginale, ma rientra a pieno titolo in quella riorganizzazione del lavoro immateriale e affettivo a cui stiamo assistendo. "Curare significa produrre conoscenza e verità", come suggerisce Dorothee Richter, che si tratti di organizzare un'esposizione, selezionare informazioni o mettere in atto relazioni sociali, il curatore (come l'artista) deve fare in modo di non limitarsi a restare content provider di un arte che è sempre più pratica culturale di massa (Groys) e della quale il curatore dovrebbe organizzare la regia. Il curatore passa così da persona vicina all'artista e garante di un sistema a organizzatore di contenuti in un modo allargato e multi-autoriale all'interno del quale, piuttosto che limitarsi a "compilare" opere o eventi, dovrebbe continuare a chiedersi "cosa produciamo realmente?".
Con saggi di: Cecilia Alemani, Matteo Balduzzi, Cristina Casero, Alessandro Castiglioni, Fabio Cavallucci, Massimiliano Gioni, Boris Groys, Francesca Guerisoli, Hans Ulrich Obrist, Roberto Pinto, Adrian Paci, Andrea Quartarone, Dorothee Richter, Gabi Scardi, Roberta Valtorta.

Ai surrealisti piaceva affermare che chiunque sogna fosse un poeta, a Joseph Beuys che siamo tutti artisti. Un po' troppo per l'utopia dell'egualitarismo estetico; forse faremmo meglio a dire che oggi chiunque compila è un curatore. Curiamo le nostre fotografie, le canzoni e i ristoranti preferiti oppure usiamo siti e applicazioni che lo fanno per noi. Sebbene la "curatela" prometta un nuovo tipo di intermediazione, probabilmente alla fine risulta solo amministrazione, perché alla fine il prodotto culturale è impacchettato come un consumo già "curato". Spesso questo packaging è algoritmicamente automatico: "Se ti piace, lo amerai". Tale "curatela" si addice a un'economia postindustriale in cui il nostro compito principale, se non è essere al suo servizio, è consumare. Quindi, quando curiamo elenchi di canzoni o ristoranti, o qualche applicazione lo fa per noi, cosa produciamo realmente?
[Hal Foster]

 

"Become a Curator" è un corso di introduzione al sistema dell'arte contemporanea che si sviluppa attorno alla figura del curatore, colui che ha assunto un ruolo privilegiato all'interno della scena dell'arte contemporanea. Se una volta questo ruolo era riservato alle grandi istituzioni, oggi persino le gallerie o le fiere d'arte impiegano dei curatori che ne garantiscano gli standard di qualità. Ma cosa serve per diventarlo, quali sono gli errori da evitare e le doti da sviluppare per poter organizzare mostre in un museo, una fondazione o anche soltanto organizzare i contenuti in un blog. Questo breve corso è tenuto da professionisti del settore con esperienza nell'organizzazione di mostre e di eventi.

 





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'esposizione intesa come strumento di diffusione della produzione artistica diventa un fenomeno importante mano a mano che la figura dell'artista si emancipa dalla committenza, si libera e si rende autonoma: emblematico, in questo senso, il caso della Francia ottocentesca dei Salon.
[Cristina Casero]

Ogni biennale è site-specific. Essa deve reagire e interagire con il contesto nel quale è stata allestita. Ma ci sono diversi modi di relazionarsi al luogo in cui una mostra è stata organizzata, e sono diffidente di quella sottocategoria di biennale che mescola una mentalità politica con banali mezzi per coinvolgere gli spettatori. In altri termini, è dovere del curatore della biennale inventare nuovi modi per interagire con il luogo e il suo pubblico. Trovo inoltre utile ricordare a me stesso quanto sia importante considerare non solo da dove l'arte proviene ma anche dove essa ti può portare.
[Massimiliano Gioni]

Pertanto anche l'arte contemporanea deve accettare la sfida della popolarità se vuole sperare di resistere. Per cercare di tenere insieme la ricerca avanzata e l'apprezzamento popolare, ho nel corso del tempo visto sviluppare e sperimentato personalmente varie strategie. La prima e più comune, sfruttata da quasi tutte le grandi istituzioni, non è esattamente una strategia curatoriale, ma è una sorta di supercuratela...
[Fabio Cavallucci]

In generale si potrebbe così cercare di capire oggi in Italia quale discorso si stia sviluppando attorno all'idea di costruire dirette relazioni tra pratica artistica e attività di carattere educativo superando, inoltre, i tre riferimenti storici che nel XX Secolo hanno segnato la nascita e l'orientamento di questo specifico ambito di ricerca. Mi riferisco alla "Scuola d'Arte", sul modello Bauhaus in cui l'artista "maestro" porta la propria esperienza, il concetto di "scultura sociale" messo a fuoco da Joseph Beuys in una prospettiva dialogica e processuale e infine la teoria di un'estetica relazionale di Nicolas Bourriaud.
[Alessandro Castiglioni]

Non a caso, su Internet gli artisti fungono da content provider. Si tratta, tuttavia, di un grande cambiamento per la storia dell'arte occidentale. Tradizionalmente, il contenuto disponibile per gli artisti era limitato a Gesù Cristo, alla Santa Vergine, ai santi cristiani, oltre che agli dèi del pantheon dell'Antica Grecia e ai personaggi storici più importanti. I content provider erano la Chiesa e le sue narrazioni storiche. Perciò l'artista doveva dare forma e figura a questi contenuti e illustrare queste pratiche più ampie per fornire contenuti, piuttosto che produrre contenuti specifici. Oggi qual è invece il contenuto che gli artisti forniscono a Internet? In parte sono rappresentazioni digitali di opere d'arte, le stesse che già circolano sul mercato dell'arte.
[Boris Groys]

La curatela è una formazione discorsiva come l'ha descritta Michel Foucault; produce inclusioni ed esclusioni, regola ciò che è giusto o sbagliato ( "buona" o "cattiva" arte), produce costellazioni di società e istituzioni discorsive, condizioni materiali (produzione, budget, ecc.). In questo senso, curare significa produrre conoscenza e verità...
[Dorothee Richter]

Se l'incontro tra arte e spazio pubblico risulta spesso molto problematico, allo stesso tempo quegli stessi motivi che rendono complicato ogni progetto possono diventare determinanti proprio perché possono fornire più di uno stimolo per sperimentare alcune delle aspirazioni delle ricerche più attuali — dall'attitudine relazionale alla possibilità di intervenire in un ambito sociale e politico — e per ragionare intorno allo statuto e all'autonomia dell'arte. Lavorare sugli spazi pubblici, permette quindi di fare una serie di riflessioni sulla fruizione e il ruolo dell'arte che non emergono necessariamente qualora l'esposizione prenda forma all'interno delle protettive mura degli spazi espositivi
[Roberto Pinto]

C'è una tradizione lunga secoli dell'arte che viene mostrata e vissuta in città, e, nella città odierna, spesso il problema con tali presentazioni è che riducono l'arte, nel migliore dei casi, ad un punto di riferimento, e nel peggiore, ad un noioso complemento di arredo urbano, dissolvendo ogni sensazione di contrasto all'interno della struttura dell'opera d'arte e del suo rapporto con il pubblico e l'ambiente circostante. Con la sua natura temporanea e location mutevoli, High Line Art propone un'idea nomade di arte pubblica...
[Cecilia Alemani]

Fotografie - Fin dal 2007, con il sociologo Stefano Laffi, lavoriamo con la fotografia di famiglia e la raccolta delle biografie personali per realizzare progetti pubblici che mirano alla costruzione di un racconto corale delle comunità, cercando di sovvertire le narrazioni precostituite e di re-immettere nella discussione collettiva tanto i temi civili più attuali quanto gli elementi poetici e personali.
[Matteo Balduzzi]

Nel primo decennio del nuovo secolo l'incremento del numero di progetti d'arte socialmente impegnata è proceduto di pari passo con l'emergere dell'attivismo. Gli artisti hanno condiviso tecniche e intenzioni con altri campi del sapere e hanno incoraggiato la collaborazione e la partecipazione comunitaria.
[Francesca Guerisoli]

Questo palcoscenico, spazio di tutti e di ognuno, ha dunque l'effetto di definire e circoscrivere l'azione di chi lo calca e di evidenziare l'eccezionalità del quotidiano generando immagini sempre nuove: l'individuo diventa figura scenica e ogni gesto personale, ogni atteggiamento collettivo, ogni momento di vita praticata, e la stessa comunicazione intersoggettiva, diventano forme drammatiche dell'esistenza quotidiana. E come tali si offrono a chi, di passaggio, si troverà a sua volta ad esserne spettatore.
[Gabi Scardi]

La mostra nasce sfidando le norme che regolano la circolazione dell'arte contemporanea. Non intende annullare la differenza, né ridurre la complessità a un prodotto (come troppo spesso tendono a fare le collettive), ma anzi tende a incrementare la differenza e la complessità, a proporre nuove dimensioni temporali. In questo senso, è simile alla recente "mostra come arcipelago", proposta dal poeta, scrittore e intellettuale postcoloniale martinicano Édouard Glissant...
[Hans-Ulrich Obrist]

Si può anche essere più coraggiosi, e arrivare a dire che lo storytelling risulta forse per le istituzioni culturali più importante rispetto a quanto lo sia per un'azienda normale, di prodotti o servizi. Perché in un mondo dove tutto ha un costo, e generalmente un costo basso, la cultura non è a buon mercato.
[Andrea Quartarone]

...E dunque anziché curare persone malate, se non con il consiglio, mi sono trovata a curare da un lato l'educazione all'immagine dei giovani, dei tanti miei studenti, dall'altro l'opera e le mostre degli artisti, insieme ai quali sono cresciuta e dai quali ho imparato. Credo di averlo fatto, di farlo, nello stesso modo in cui lo farebbe un medico: attraverso l'indagine, lo studio, la ricerca di una diagnosi, e di un rimedio, a che cosa ancora non so, anche se immagino. Nell'etimologia della parola cura, del resto, sono contenuti i significati dell'osservare, del guardare, dell'accudire.
[Roberta Valtorta]

Per me è sempre stato importante mettere in discussione l'arte intesa come campo autoreferenziale – con la sua finzione, la sua maniera, il suo alfabeto – attraverso il confronto con la realtà. Vista la sua natura dinamica, la realtà sembra costantemente rompere quei codici e quelle strutture precostruite. L'idea di unire l'arte con la convivenza concreta in una dimensione domestica è stata uno dei punti principali del progetto Art House. La comunità qui effettua sistematicamente una specie di invasione, quasi una profanazione dello spazio privato, attraverso un'esperienza di partecipazione pubblica.
[Adrian Paci]

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