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La fotografia come medium...

Le insidie delle immagini

Civil Imagination

Il libro delle immagini

 

 

 



Fotografie ritrovate

a cura di Aurelio Andrighetto e Mauro Zanchi



postmedia books 2024
174 pp. 120 ill.
a colori e bn
formato 222x170 mm
isbn 9788874903801

 

s 22,00

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Per abitudine vediamo nell'immagine fotografica la rappresentazione della realtà, ma d'altro canto, come mostrano le fotografie raccolte in questo libro, essa ha catturato stranezze di ogni genere: pecore con l'aureola, spose-fantasma, sfere semitrasparenti sospese a mezz'aria, ombre spezzate che passano da una foto all'altra per ricomporsi, apparizioni incongrue, oggetti al margine del campo visivo, strani effetti di luce, interferenze e quant'altro. Il più delle volte queste immagini sono state scartate come "errori", realmente eliminate o messe da parte per qualche scrupolo inconfessato e poi ritrovate. Mauro Zanchi nota che in queste immagini si cela qualcosa che attende di essere scoperto, anzi 'ritrovato' in un tempo che scorre al contrario o in simultanea con altri tempi, dove la fotografia è da intendere come finestra spazio-temporale attraverso la quale fare esperienza di un futuro che è già stato. Ogni ritrovamento sollecita la discontinuità della coscienza nell'esperienza dell'attenzione involontaria. Come interpretiamo le fotografie di un archivio? Sfuggente è il significato delle photo trouvée che in questo libro sono usate come materiale di studio, seguendo un percorso suggerito da Aurelio Andrighetto. La logica dimostrativa dei saggi di Corrado Benigni, Giuseppe Di Napoli, Elio Grazioli, Vittorio Iervese, Marisa Prete e Mauro Zanchi, pubblicati in questo volume, ai quali si aggiungono un esercizio narrativo di Sara Benaglia e le interviste con Joachim Schmid e con Erik Kessels, dialoga con ciò che è imperscrutabile, come le polaroid di Melvin Moti che raccontano la sua visita ai luoghi dove è apparso il fantasma di Katie King. Involontari sono gli esiti fotografici che ampliano le «capacità allucinatorie dello spirito», poste in rapporto con eventi indipendenti dalla volontà del fotografo. In un orizzonte antropologico anziché psicopatologico, queste capacità liberano un sovrappiù di conoscenza estatica e visionaria, incapsulata nelle fotografie raccolte da Zanchi per la loro suggestiva enigmaticità.

Quando ci si aspetta che vi sia un cambiamento rispetto a certe aspettative generalizzate siamo di fronte ad aspettative cognitive che acquisiscono il loro valore proprio per la propensione a modificarsi in base ad un'idea di ciò che si ritiene, di volta in volta, migliore. In questi casi non sono più le norme a orientare le aspettative ma l'idea di un progresso. Infine, quando come risultato dell'interazione ci si attende l'auto-espressione da parte dei partecipanti anziché l'espressione delle aspettative generalizzate nella società, ci si trova di fronte a delle aspettative affettive. Con questo termine non ci si riferisce all'intimità quanto alla specificità e all'unicità dell'espressione e della ricezione dei partecipanti al triangolo interazionale. Queste tre aspettative possono essere facilmente riconosciute nella pratica fotografica professionale e artistica ma sono presenti in modo consistente e meno codificato anche nella fotografia vernacolare. Lavorare con/sulle photo trouvée vuol dire allora andare a riconoscere come si struttura la doppia contingenza in un triangolo interazionale e quali sono le aspettative che vengono confermate o deluse.
_ Vittorio Iervese, ATPdiary, aprile 2024

Il libro si conclude con una domanda: quale approccio adottare nei confronti delle fotografie ritrovate? Possono essere diversi, nessuno dei quali definitivo, come avviene nei processi di appropriazione e reimpiego fotografico. In modo analogo ci si può accostare ai materiali contenuti nel libro passando da una pagina all'altra, in una spirale di senso dal tratto discontinuo, che va a comporre un disegno, una forma simile a quella che segue.
_ Aurelio Andrighetto

 

Con saggi di: Sara Benaglia, Corrado Benigni, Giuseppe Di Napoli, Elio Grazioli, Vittorio Iervese, Marisa Prete e Mauro Zanchi

 

 

 

 

 

 

postmedia books

Aurelio Andrighetto ha esposto le sue opere e presentato le sue teorie sullo sguardo in occasione di eventi e mostre collettive e personali presso fondazioni, centri di ricerca e gallerie (tra le quali BACO a Bergamo, Galleria Continua a San Gimignano, E/static e Franco Soffiantino a Torino, Galleria Milano e Mudima a Milano, Neon a Bologna), musei (GAMeC a Bergamo, GASC a Milano, Great North Museum: Hancock a  Newcastle upon Tyne, HDLU a Zagabria, MAMbo a Bologna, MAN a Nuoro, Mart a Trento e Rovereto, MLAC a Roma). Curatore di mostre e progetti sullo scambio tra codici e linguaggi nelle culture e sub-culture del contemporaneo, ha pubblicato interventi d'artista, brevi saggi, narrazioni e articoli in riviste tra le quali: ATP Diary, Doppiozero, Il Verri, Ipso Facto, Nuova Prosa, Riga. 

Mauro Zanchi è critico d'arte, curatore e saggista. Dirige il museo temporaneo BACO (Base Arte Contemporanea Odierna), a Bergamo, dal 2011. Attualmente insegna Storia della fotografia e dell'arte nel Centro Bauer a Milano e nella Libera Accademia di Belle Arti (LABA) a Brescia e Semiotica dell'arte nell'Istituto Europeo del Design (IED) a Torino. Le pubblicazioni più recenti sono: Metafotografia 1+2+3 (Skinnerboox, 2019-2021), La fotografia come medium estendibile (Postmedia Books, 2022), Le insidie delle immagini (Postmedia Books, 2022). Scrive per Art e Dossier, Antinomie, ATPdiary, Doppiozero.