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Von Gloeden

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Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta

Raffaella Perna



postmedia books 2013
112 pp.
-- 79 illustrazioni
isbn 9788874901081

 

 

s 16,00

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Negli anni Settanta si stringe il connubio tra arte, fotografia e femminismo in Italia: pur muovendosi all'interno del difficile contesto artistico, istituzionale, sociale e politico del nostro Paese, le artiste femministe danno vita a un processo di riappropriazione del corpo, della sessualità e della sua rappresentazione simbolica, ricorrendo al particolare statuto indicale della fotografia. Proprio in quanto strumento comunemente ritenuto trasparente, il medium fotografico è impiegato per evidenziare l'ideologia sottesa ai rapporti di potere che segnano la relazione tra uomo e donna, mostrando l'illusorietà di qualsiasi visione neutra della realtà attraverso pratiche di decostruzione del linguaggio mediatico. Il libro ripercorre l'esperienza della militanza artistica femminista partendo dall'analisi delle opere, dei contesti espositivi e delle teorizzazioni fotografiche dell'epoca, ponendo in luce storie spesso rimaste ai margini del sistema dell'arte. L'attenzione è rivolta a sperimentazioni che mirano a sconfessare la presunta universalità e la naturalità delle pratiche discorsive maschili: opere che condividono il medesimo sguardo sessuato sul mondo e la stessa volontà di ripensare l'arte, evidenziando come le connotazioni di genere non pervadano soltanto l'ambito dell'informazione, della comunicazione e della cultura alta, ma siano connaturate al linguaggio stesso. Opere quindi fondate sulla consapevolezza che stare al mondo in quanto donna comporta una posizione di alterità.


Il contesto storico e politico italiano
Arte femminista e medium fotografico
Specificità del contesto artistico italiano
Altra misura: fotografia e arte femminista in mostra
Alfabeti della differenza
Autoritratti fotografici
postfazione di Silvia Bordini


Centrare lo studio sulla fotografia ha per l'autrice una ragione storica – molto usata in quegli anni come forma autonoma o di documentazione di performance – e una relativa allo stretto rapporto che il medium fotografico creò con l'indagine tra corpo e identità femminile. L'aderenza tra opera e oggetto reale, indicato dalla fotografia, è per l'autrice utilizzato dalle artiste "femministe" al pieno delle potenzialità contribuendo al passaggio da neoavanguardia a postmoderno. L'allargamento ad altre discipline, come ad esempio la psicoanalisi, l'antropologia e la linguistica, consente di stabilire un'avvenuta sessualizzazione dello sguardo sul mondo. La sua analisi parte dalla consapevolezza della "parzialità dello sguardo di chi scrive e interpreta la storia" e da quanto il tema del corpo e della sua rappresentazione sia stato centrale nel momento in cui si ha una presa di coscienza politica. Le opere di alcune artiste, oltre alle già citate, Monselles, Campagnano, La Rocca, Oberto, de Freitas, Gravier, Cerati, Mattioli, Woodman, sono lette alla luce anche di portati ideologici, come ad esempio quello fra "essenzialiste" e non, che rispondono comunque all'esigenza di sperimentare la differenza.
[ Ada De Pirro, Arte e Critica, giugno 2014 ]

 

 


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Raffaella Perna (Roma, 1982) si occupa di storia e critica dell'arte contemporanea e di storia della fotografia. Tra le sue pubblicazioni, oltre a numerosi saggi, i volumi In forma di fotografia. Ricerche artistiche in Italia tra il 1960 e il 1970 (2009), Mimmo Rotella. Reportages (2010), Mimmo Rotella e la Galerie J (2012), Wilhelm von Gloeden. Travestimenti, ritratti, tableaux vivants (2013). È curatrice del libro Le polaroid di Moro (2012, con S. Bianchi) e degli atti del convegno Per un museo della fotografia a Roma (2012, con I. Schiaffini). In corso di pubblicazione il volume Il gesto femminista (DeriveApprodi, 2014). Ha curato le mostre: “L’altro sguardo. Fotografe italiane 1965-2015” (2016) e "The Unexpected Subject
1978 Art and Feminism in Italy" (2019, con Marco Scotini). Collabora ad "Alfabeta2".

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