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Gordon Matta-Clark






L'architettura del fallimento

Douglas Murphy



postmedia books 2013
144 pp.
-- 26 illustrazioni
isbn 9788874901074

 

s 12,00

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Con la sua critica informata e incisiva Douglas Murphy affronta alcune debolezze ricorrenti nella letteratura sull'architettura contemporanea dimostrando come la storia dell'architettura del 900 sia indissolubilmente legata ai concetti di fallimento e rovina. L'autore legge in modo originale le origini del modernismo, ripercorrendo l'eredità culturale dei suoi palazzi espositivi in ferro e vetro, strane strutture da sogno che mostravano già i segni del proprio destino, quasi tutte ormai perdute o che sopravvivono solo come frammenti di un malinconico archivio. La seconda parte del libro è un assalto ai recenti movimenti in architettura (high-tech, decostruzionismo, architettura iconica e parametrica) la cui ingenua fede nel nuovo e nella tecnologia ci ha allontanato da preoccupazioni sociali e politiche più ampie, senza trarre vantaggio dalla lezione modernista. Il modo in cui Murphy discute le adesioni modaiole alla teoria critica e alle false promesse dei profeti dell'architettura digitale è soprendente e persino divertente.

Ma forse il contributo più eccezionale alla critica del fallimento è un libro di Douglas Murphy, scritto nel 2012 e tradotto da Postmedia l’anno dopo: L’architettura del fallimento è un saggio che getta uno sguardo completamente antiretorico sulla storia passata e recente, rileggendola come un susseguirsi di Failures, ma spostando l’attenzione dai luoghi comuni (il modernismo maturo, fonte di tutti i guai) a due periodi storici eccentrici: il primo modernismo, quello dei palazzi di ferro e vetro, del Crystal Palace e delle prime esposizioni universali, e le correnti iconiche e decostruzioniste degli ultimi decenni, frutto di un uso opportunista ma anche consequenziale delle ideologie radical degli anni Sessanta. La sua lettura di quelli che sono annoverati come i maggiori successi dell’architettura recente, dal Pompidou di Rogers e Piano al Riverside Museum Glasgow di Hadid, come altrettante tappe nella storia dei fallimenti del pensiero critico in architettura, è una delle visioni più lucide e innovative che si possa reperire nel panorama internazionale.
[Lucia Tozzi, Pagina 99, 13 aprile 2016
]

Questo libro segna un cambiamento generazionale. Finalmente, ecco qualcuno che può scrivere senza peli sulla lingua di Buckminster Fuller e Cedric Price e sulle loro esilaranti affermazioni sul futuro, perché non li ha mai incontrati, né è mai stato influenzato dal loro carisma. Secondo Murphy costoro erano dei "risolutori" che sostenevano la fiducia modernista nella novità e nel progresso così ingenuamente, e senza alcuna valenza politica, che nulla poteva scaturire delle loro idee. Il verdetto di Murphy sul quel futuro è dimostrato dalla tristezza dell'Inter-Action Centre di Price. [...] Murphy conosce bene la sua materia e dà un resoconto dettagliato dei termini "icona" e "virtuale", tanto da svergognare le divagazioni architettoniche in questo settore. Ma negli ultimi cento anni sia la filosofia che l'arte hanno preso in prestito dalla scienza e questa è decisamente materialista, anche quando si esaminano cose che sono materialmente impossibili; dovrebbe essere dunque una sorpresa se le cose sono andate in questo modo? Sì. Musica e letteratura, suggerisce Murphy, sono stati in grado di essere moderni senza i traumi dell'architettura e non grazie all'immaterialità, ma semplicemente perchè non dipendevano da grandi investimenti. Questo è il vero problema dell'architettura; solo i capitalisti o i governi possono permettersi di farla, ed è per questo che non può essere apolitica.
[Paul Shepheard, Building Design, March 2012



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curatori
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Douglas Murphy (Glasgow 1983) è un teorico dell'architettura che ha insegnato e tenuto seminari alla Oxford University, The Royal College of Art, The Architectural Association, ETH Zurich.... Ha studiato alla Glasgow School of Art e al Royal College of Art. "The Architecture of Failure" (2012) è il suo primo libro. Il suo blog "Entschwindet und Vergeht" - in cui scrive di architettura, musica, politica... - è stato nominato dal Guardian uno dei 'Top 5 Architecture Blogs'. Nel 2012 "ArtInfo" ha definito Douglas Murphy tra gli inglesi più influenti sotto i trent'anni.