Essenza e forma
L'architettura in Cina dal 1840 ad oggi
di Peter Rowe e Seng Kuan

postmedia 2005
224 pp.
-- 76 illustrazioni
isbn 9788874900190

   
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La modernizzazione in Cina, fin dall’inizio della Guerra dell’Oppio nel 1840, si è sviluppata come un processo pieno di alti e bassi. Storia e politica hanno un ruolo essenziale nella produzione dell’architettura cinese, ma non sempre l’alternanza o i compromessi tra tradizione e moderno hanno prodotto un’architettura degna di nota. Ogni capitolo del libro termina con gli estratti da una conversazione ascoltata dagli autori in uno studio di progettazione a Pechino, dove tre giovani architetti parlano di ti e yong, ossia essenza e forma. Ancora oggi, questi due concetti dovrebbero servire a capire ciò che è moderno e ciò che viene considerato essenzialmente cinese, e sono una chiave importante per seguire determinati sviluppi dell’architettura cinese. Essenza e forma analizza i vari periodi stilistici e i fenomeni sociali che accompagnano il processo di modernizzazione: la contrapposizione tra tradizionalismo e modernismo, le influenze straniere, la prima generazione di architetti cinesi, la risposta alla modernizzazione, le interferenze politiche, la polemica del “grande tetto”, il conflitto con il moderno, la “Febbre Culturale”, commercializzazione e internazionalizzazione dell’architettura, il processo di modernizzazione negli ultimi anni. Il libro è illustrato da numerose immagini che accompagnano le descrizioni degli edifici e da brevi profili biografici dei maggiori architetti e istituzioni cinesi.

Peter G. Rowe insegna dal 1985 Pianificazione e Progettazione urbana alla Harvard University Graduate School of Design. Autore di numerosi libri, Rowe concentra le proprie ricerche sullo sviluppo delle condizioni culturali della modernità in varie aree del mondo. Seng Kuan è uno dei membri fondatori della rivista “Harward Asia Pacific Review”. Ha studiato alla Harvard University Graduate School of Design dove si è laureato in architettura specializzandosi sulla nuova urbanistica in Cina e Giappone.

"La storia moderna cinese è il paradosso delle richieste di passato e futuro, delle battaglie per risolvere le difficoltà che implica la strada per la modernità mentre si vogliono al tempo stesso conservare gli elementi più validi della propria eredità culturale."
Delin Lai (Tsinghua University)

"Questo bellissimo libro ci restituisce molto di ciò che è stato progettato e il meglio di ciò che è stato costruito in Cina da architetti locali e stranieri nel corso del Novecento."
William C. Kirby (Harvard University)

recensione di Roberto Gamba





INDICE

ø Contrapposizione tra tradizionalismo e modernismo in Cina
La contrapposizione tra tradizionalismo e modernismo in Cina prese corpo in modo netto come problematica di sviluppo culturale, sebbene non per la prima volta, subito dopo la Guerra dell’Oppio del 1840-42. La cessione alle potenze straniere di porti preposti al commercio estero, sancita dal Trattato di Nanjing del 1842, obbligò la Cina a un’apertura senza precedenti verso l’Occidente.


ø Le influenze straniere e la prima generazione di architetti cinesi
Le influenze straniere e la prima generazione di architetti cinesi avrebbero inciso in modo duraturo sull’evoluzione dell’architettura moderna in Cina e sul rapporto che si sarebbe determinato tra la tradizione e le pratiche contemporanee operative in ambito internazionale. Prima che la dinastia Qing cominciasse a dissolversi, l’edificazione veniva in sostanza realizzata dai maestri costruttori e dagli artigiani cinesi secondo modalità di antica origine.


ø Quattro modi architettonici di rispondere alla modernizzazione
A partire dai primi del XX secolo emersero in Cina quattro diversi modi architettonici di rispondere alla modernizzazione, ciascuno ipoteticamente assimilabile, almeno in parte, alle posizioni filosofiche sulla cultura analizzate in precedenza, rivolte in particolare alla riconciliazione tra l’essenza cinese e la forma moderna o occidentale. Tale riconciliazione, peraltro, sarebbe stata semmai sempre meno probabile con l’intensificarsi dell’esigenza di un’identità contemporanea.


ø La polemica del “Grande Tetto”
La polemica del “Grande Tetto” in Cina, nel corso degli anni Cinquanta, impiegò alcuni anni a prendere corpo. Quando finirono le ostilità con i giapponesi, dal punto di vista istituzionale, la vita riprese una parvenza di normalità, anche se la Cina non sarebbe mai più tornata come prima.


ø Il conflitto con il moderno
Nel 1956, l’”Architectural Journal” dichiarava: “Abbiamo bisogno dell’Architettura Moderna”, affermazione alla quale altri immediatamente obiettarono, sostenendo che l’architettura del movimento moderno non era socialista ma funzionale, un modo di costruire nel quale la tecnologia aveva soppiantato l’arte1. Nel corso del 1957, la stessa autorevole rivista diede notevole spazio alle opere di Mies van der Rohe e di Walter Gropius, gli unici architetti ai quali fu dedicato un numero monografico nel corso degli anni Cinquanta.


ø La “Febbre Culturale”
La “Febbre Culturale” che pervase la Cina all’incirca tra il 1979 e il 1989 fu una reazione all’ortodossia rivoluzionaria e all’ideologia ufficiale dello stato; nello stesso tempo, era determinata dal modo in cui gli individui assorbivano e reagivano alla teoria culturale, al sapere e al pensiero occidentali.


ø Commercializzazione e internazionalizzazione dell’architettura
La “febbre del mercato” (Shichang re), come è stata definita in qualche caso, comincia a cancellare in molti cinesi i ricordi degli eventi tragici e inebrianti degli anni Ottanta e il notevole aumento della produzione e dei consumi rafforza in molti la voglia già esistente di “arricchirsi in fretta!”


ø La modernizzazione in Cina
Sarebbe tuttavia un errore concludere che meritano di essere valorizzati solo le questioni più attuali della costruzione e della progettazione moderne. È l’intero edificio dell’architettura sia tradizionale che moderna in Cina ad avere, per molti versi, un disperato bisogno di rinnovamento intellettuale, in molti casi ripartendo praticamente da zero, senza interferenze dai piani alti.
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